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presentazione
XXIX HEFAISTON 2010
Hrad Helfstyn 27 - 28 Agosto 2010

Come per i Cristiani andare a San Pietro, per i Musulmani andare alla Mecca, per gli Induisti bagnarsi nel Gange, così per i Fabbri andare ad Helfstyn rappresenta, forse, il massimo delle emozioni che possano provare.
Arrivarci non è semplicissimo anche perchè il navigatore satellitare non accetta il nome di Helfstyn, in quanto non è una località ma un castello e bisogna trovare il comune di cui fa parte: in questo caso Lipnik.  Noi ci siamo arrivati dopo aver percorso circa 2.000 km., facendo tappa prima a Maniago in Friuli per la presentazione del libro "DAMASCUS" e poi a Vienna,  per una visita ai vari musei ed all’officina di un certo "Otto Schmirler" (un fabbro che maggiormente si è distinto in Europa nella prima metà del Novecento per opere  di gran pregio e per alcuni libri didattici relativi a questa nobile professione),  purtroppo chiusa per restauri.
Arriviamo al castello di Helfstyn nel primo pomeriggio e subito avvertiamo l'atmosfera magica che si respira in questo posto fortemente voluto dal sommo Alfred Habermann. Ad accoglierci, oltre alle imponenti mura che sovrastano una collina, c'è la prima scultura in ferro alta circa 10 metri che sembra darci il benvenuto, facendoci presagire quello che troveremo all'interno delle mura, poi un ponte in legno con sotto un fossato e finalmente entriamo nel castello. All'ufficio informazioni  parlano poco inglese e quasi per nulla l’italiano ma, comunque, riusciamo a farci capire e iniziamo le pratiche burocratiche per essere accreditati, ottenendo un braccialetto da portare al polso (con il quale avremo libero accesso al castello), tre tagliandi per il parcheggio, tre buoni per tre birre ed una locandina dell'evento. L'attività nel castello è frenetica, ci sono dei giovani che guidano dei trattorini con un rimorchio come fossero dei go-kart e trasportano le pesanti opere in ferro dei partecipanti all'esposizione, dall'esterno del castello sino al posto assegnato. Da annotare anche un considerevole numero di barili di birra e un lungo barbecue che, come scopriremo più tardi, servirà a preparare delle ottime aringhe affumicate. Quello che maggiormente ci incuriosisce, ovviamente, sono le numerose sculture in ferro, frutto del genio creativo dei maggiori artisti d'Europa degli ultimi anni,  che sono sistemate un pò ovunque, iniziando dal vasto cortile che si incontra dopo aver oltrepassato il massiccio portone in legno, per proseguire più in alto su un secondo ampio spazio aperto. Qui, oltre alle sculture, sono situate le forge che serviranno per la gara di forgiatura, un'attrezzata officina fabbrile ed una serie di locali, dove sono conservate le opere di maggior pregio. Tutte le opere sono state realizzate nel corso del Seminario,  che si svolge una settimana prima della manifestazione, tenuto da un fabbro/artista invitato dalla direzione del museo ed a cui hanno partecipato artisti di tutta Europa. Quest'anno è toccato a Poldi Habermann (nipote di Alfred Habermann), che ha interpretato il celebre motto olimpico: "Citius, Altius, Fortius" che, tradotto dal latino, significa: "più veloce, più in alto, più forte". Questa frase fu coniata dal Padre domenicano Henri Martin Dideon, per descrivere le grandi imprese degli atleti del College parigino di cui era preside e fu, inoltre, presa in prestito dal Barone De Coubertin , il quale riteneva che potesse essere usata per esortare gli atleti  olimpici a superare i propri limiti. Potremmo anche interpretare il senso del motto, sostenendo che arrivare primi non è necessariamente una priorità, ma che dare il meglio di sè è un obiettivo utile, come spiega una seconda celebre frase, da applicare anche ad ogni aspetto della nostra vita: "La cosa più importante non è vincere ma partecipare", ispirata al Barone de Coubertin da una predica di un vescovo della Pennsylvania durante i giochi olimpici di Londra nel 1908.

Io ho fotografato tutte le opere accessibili e ci ho aggiunto una targhetta identificativa. Le potete vedere cliccando su:

VEDI LE FOTO DEL MUSEO

Ad Helfstyn, non si svolge sola la gara di forgiatura, ma svariate competizioni con relativi riconoscimenti ed attestati. Infatti, partecipano anche gli studenti dell'ultimo anno delle scuole d'Arte di tutta la Rep. Ceca, con i lavori che sono stati materia di esame dell'anno in corso, relativi alla specializzazione sui metalli. A guardarli con attenzione, si possono intravedere le nuove tendenze del design che magari troveremo tra qualche anno in tutta Europa. Ci sono poi i premi per le opere portate in esposizione da parte di fabbri/artisti di tutta Europa suddivise in settori, di cui non si comprendono bene i criteri. E quì qualcosa l'abbiamo vinta anche noi italiani con Mario Converio e Roberto Giordani. La sequenza fotografica di tutte le opere in esposizione potete vederla cliccando su:
VEDI LE FOTO DELL'ESPOSIZIONE.

Per la gara di forgiatura, che non è la più importante, hanno partecipato circa 80 persone, tra cui 14 italiani, realizzando complessivamente 40 manufatti. Il primo premio è andato a: Radomir Barta (Rep, Ceca) e Akiyama Ken (Giappone) con l'opera "Spoutana Energie". Si possono vedere tutte le opere realizzate cliccando su:
VEDI LE FOTO DELLA FORGIATURA.






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